Nuove terapie Alzheimer: possibilità di individuare il rischio prima della comparsa dei segni clinici

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La ricerca sulla malattia di Alzheimer continua a fare passi avanti. Secondo i risultati presentati nel corso del convegno NeuroMi all’Università di Milano-Bicocca, grazie a una PET (tomografia a emissione di positroni) e a una puntura lombare sarà possibile capire quali sono i soggetti che possono sviluppare la demenza quando le funzioni cognitive sono ancora normali o leggermente alterate.

Alcuni recenti studi relativi alla ricerca di nuove terapie per l’Alzheimer hanno infatti dimostrato che l’accumulo della proteina beta-amiloide, che innesca i successivi processi neurodegenerativi, avviene anche decenni prima della comparsa di demenza. Grazie alla tomografia a emissione di positroni e all’analisi del liquido cerebrospinale si potrà quindi giungere a diagnosi precoce.

terapia alzheimer

Nuove terapie a base di anticorpi

Per la cura dell’Alzheimer sono in via di sperimentazione innovative terapie che coinvolgono attualmente pazienti in stadio preclinico o con i primi sintomi. In particolare si stanno studiando nuove possibili cure a base di molecole che determinano una riduzione della produzione di beta-amiloide o, in alternativa, di anticorpi, prodotti in laboratorio e somministrati sottocute o endovena. Questi anticorpi sarebbero in grado di determinare addirittura una progressiva scomparsa della proteina beta-amiloide già presente nel tessuto cerebrale.

La malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer colpisce oltre 25 milioni di persone nel mondo e si prevede che entro il 2050 arriverà a colpirne il quadruplo. I ricercatori sono attualmente impegnati in nuove sperimentazioni cliniche al fine di arrivare a una diagnosi precoce e ad un trattamento mirato ed efficace contro questa invalidante patologia. La speranza, sottolinea Carlo Ferrarese, direttore scientifico di NeuroMI, “è che nei prossimi anni la diagnosi di malattia di Alzheimer non sia una sentenza inesorabile di una patologia devastante e progressiva, ma la comunicazione di un possibile rischio, a cui si può far fronte con nuove terapie, ora in fase sperimentale”.

Il Centro di neuroscienze di Milano

Il Centro di neuroscienze di Milano (www.neuromi.it) è stato fondato nel 2014 dall’Università di Milano-Bicocca e si avvale della competenza di oltre 300 neuroscienziati, afferenti alle università e ai centri di ricerca di Milano e dintorni, al fine di promuovere la collaborazione, attraverso un approccio multidisciplinare, finalizzata alla scoperta dei meccanismi alla base delle funzioni e dei disturbi cerebrali. Organizzano convegni relativi alla malattia e allo studio nuove terapie per combattere l’Alzheimer.

Presso i laboratori di NeuroMi sono attualmente in corso gli studi sui biomarcatori che permettono una diagnosi precoce di malattia di Alzheimer e di studiarne i meccanismi patogenetici. Le nuove terapie sperimentali sono studiate presso la clinica neurologica dell’Università di Milano-Bicocca, presso l’ospedale San Gerardo di Monza.

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