Fattori immunologici che causano il mancato impianto dell’embrione nell’ovodonazione

L’importanza dell’immunologia nell’ovodonazione dimostrata da uno studio. È sufficiente un esame del sangue per mostrare le caratteristiche genetiche di ciascuno dei protagonisti nell'ovodonazione.

1984

Uno studio sull’immunologia utilizzata nella medicina riproduttiva è stato presentato durante il VII Congresso internazionale IVI. Il convegno, si è svolto dall’11 al 13 Maggio 2017 a Bilbao uno dei più grandi centri europei dedicati alla riproduzione assistita.

Fattori genetici che possono compromettere l’impianto dell’embrione

La ricerca, a cui ha partecipato anche la Dott.ssa Diana Alecsandru, immunologa presso IVI Madrid, è stata condotta su un campione di 204 pazienti.

Sono stati identificati e classificati tutti i fattori immunologici che possono interferire in un trattamento di ovodonazione (madre, padre, donatrice, nascite precedenti, tessuto abortivo se applicabile, ecc.) e dunque comportare il mancato attecchimento embrionale.

Tutte le donne, a livello uterino, hanno alcune cellule con un recettore chiamato KIR che presenta tre grandi gruppi genetici: KIR AA, KIR AB e KIR BB.

Questi recettori sono responsabili di riconoscere la parte estranea dell’embrione.
Nella riproduzione assistita con ovociti propri della donna e nella riproduzione naturale, questi recettori identificano solo l’elemento paterno come estraneo.

Nei trattamenti di ovodonazione sono riconosciuti come elementi estranei quello del padre e quello della donatrice.
Quando si trasferiscono più embrioni, il numero di elementi non riconosciuti può aumentare ulteriormente.

Tutti abbiamo alcuni antigeni nelle nostre cellule noti come HLA-C, suddivisi nei due grandi gruppi HLA-C1 e HLA-C2.
Questa distinzione genetica è simile a quella che può essere applicata ai diversi gruppi sanguigni, ma è stata scoperta solo recentemente.

Lo studio condotto dalla Dott.ssa Diana Alecsandru rivela che l’unione tra i recettori KIR AA e gli antigeni HLA-C2 rappresenta una combinazione di rischio per la razza umana in tutto il mondo.

Perché l’embrione non si impianta

Nei trattamenti di ovodonazione, quando a una donna con recettori KIR AA (tra il 30 e il 40% delle donne europee presenta questo tipo di recettore specifico) viene trasferito un embrione con antigeni HLA-C2, aumentano le probabilità di aborto spontaneo, fallimento dell’impianto e altre complicazioni.

L’utero della donna che riceve l’embrione reagisce negativamente quando rileva che ci sono cellule estranee nell’embrione trasferito e che non sono compatibili con le sue caratteristiche genetiche.

L’importanza delle caratteristiche immunologiche della donatrice

Le conclusioni a cui portano lo studio della Dott.ssa Alecsandru si basano principalmente su due punti.

In primo luogo, è importante eseguire una classificazione dei KIR e degli HLA-C, sia per la madre che per il padre e la donatrice.

È sufficiente un esame del sangue per mostrare le caratteristiche genetiche di ciascuno dei protagonisti.
Questa classificazione permette di scoprire la compatibilità o meno tra di loro per selezionare il donatore più adatto e far coincidere le caratteristiche immunologiche di tutti i soggetti coinvolti.

In secondo luogo, lo studio nei trattamenti di ovodonazione mostra l’importanza di affidarsi al trasferimento di un singolo embrione.
In questo modo l’utero della madre deve riconoscere il minor numero possibile di elementi estranei e si ha una maggiore probabilità di aumentare il tasso di gravidanza e di avere un bambino sano.

Per le pazienti con patologie legate alla gravidanza, come l’aborto ricorrente, il ripetuto fallimento dell’impianto, la gestosi, IVI sta gradualmente inserendo queste conclusioni in tutti i suoi centri per continuare a fornire ai propri pazienti le migliori tecniche di medicina riproduttiva.

Indice dei contenutiFattori genetici che possono compromettere l’impianto dell’embrionePerché l’embrione non si impiantaL’importanza delle caratteristiche immunologiche della donatriceUno studio sull’immunologia utilizzata nella medicina riproduttiva è stato presentato durante il VII Congresso internazionale IVI. Il convegno, si è svolto dall’11 al 13 Maggio 2017 a Bilbao uno dei più grandi centri europei dedicati alla riproduzione assistita. […]