Medicina Territoriale in Lombardia

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medicina territoriale in lombardiaNegli ultimi anni è aumentata la consapevolezza del ruolo che può essere svolto dal Medico di Medicina Generale – MMG nel sistema sanitario oltre che negli assetti della medicina territoriale. Una breve rassegna deve ricordare la sua funzione di indirizzo verso le prestazioni ambulatoriali più adeguate, il rapporto con la cronicità crescente, un nuovo ruolo verso la medicina ospedaliera.

Il dossier di cui il testo seguente rappresenta una sintesi, dà conto di questi temi e in particolare descrive l’evoluzione della medicina territoriale verso il paradigma “associazionista”, favorito dalla recente legislazione nazionale e dagli accordi regionali. Nel testo si fa riferimento al sistema remunerativo del MMG attualmente vigente in Italia e al grado di informatizzazione della rete della medicina territoriale lombarda.

Il rapporto si sofferma inoltre su esempi di politiche rivolte alla medicina territoriale, sviluppati in regioni italiane e in stati europei con sistema sanitario simile a quello italiano (come ad esempio Spagna e Regno Unito). Sono infine indicate alcune proposte di evoluzione dell’attuale sistema e di incentivazione della figura del MMG mediante nuovi strumenti di remunerazione, al fine di migliorare la gestione territoriale della cronicità, l’appropriatezza delle cure e la continuità assistenziale.

Da queste brevi anticipazioni emerge evidente la rilevanza del tema della medicina territoriale e delle sue connessioni con due elementi strutturali: l’evoluzione della domanda di salute della popolazione italiana e le caratteristiche del nostro sistema sanitario. Quanto al primo aspetto l’aumento dei livelli di istruzione della popolazione ha determinato una maggior attenzione dei cittadini nei confronti della propria salute, provocando, di conseguenza, un aumento della domanda di prestazioni sanitarie. Questo incremento della domanda presenta implicazioni organizzative e di spesa, e necessita di una corretta valutazione clinica. In sanità, domanda ed offerta si influenzano reciprocamente e, per questa ragione, in questi ultimi anni si è assistito ad un aumento dei costi nel settore sanitario oltre al prevalere di criticità di servizio correlate al tema della appropriatezza. Da qui si può comprendere che la funzione di indirizzo, gatekeeper in termini tecnici, svolta oggi dal MMG risulta indispensabile per il migliore funzionamento del sistema sanitario e per il governo dei suoi processi.

Il mutamento delle caratteristiche demografiche, verificatosi negli ultimi decenni in Lombardia – come nel resto del Paese – ha inoltre determinato un graduale invecchiamento della popolazione ed un incremento della prevalenza delle patologie a carattere cronico-degenerativo. In particolar modo, i costi affrontati per la gestione dei malati cronici nelle strutture ospedaliere risultano essere eccessivamente elevati in considerazione degli scarsi benefici ottenuti. I malati cronici, infatti, che potrebbero essere gestiti a livello territoriale sotto il coordinamento dello specialista in Medicina Generale, vengono prevalentemente trattati a livello ospedaliero con elevato consumo di risorse. Le strutture ospedaliere e, in particolar modo, il Pronto Soccorso (PS) sono così diventati per i cittadini i punti di riferimento anche per richieste che potrebbero essere erogate, con costi minori e maggiore efficacia, a livello territoriale. A fronte della crescita esponenziale del numero di accessi in PS si è scelto di attuare una strategia di dissuasione attraverso strumenti quali la partecipazione alla spesa per i casi di minore gravità (codici bianchi) oppure attraverso l’applicazione del triage per stabilire il grado di priorità con cui affrontate le singole patologie.

Questi strumenti, dimostratisi solo parzialmente utili nella riduzione del numero degli accessi in Pronto Soccorso, rappresentano, di fatto, ancora una volta, un tipo di risposta ospedale-centrico, che non affronta, quindi, il vero problema della mancanza di una rete territoriale efficiente. Per questo insieme di ragioni, a livello nazionale ed internazionale, sono state condotte o sono in fase di attuazione numerose esperienze volte alla valorizzazione della figura del medico di medicina generale.

Uno dei cambiamenti più rilevanti, oggetto di studi ed analisi, è rappresentato dalla nuova concezione associazionistica della medicina generale, secondo la quale il MMG non lavora più da solo nel proprio ambulatorio, ma dialoga e interagisce con altri colleghi, ampliando, in questo modo, le proprie competenze e migliorando i processi assistenziali. La legislazione nazionale e gli accordi regionali, l’ultimo dei quali siglato nel maggio 2009, stanno incoraggiando tale processo di integrazione tra i medici di MG. Questo rappresenta un primo passo verso il raggiungimento di una reale “continuità assistenziale” tra i diversi livelli (preventivo, ospedaliero, territoriale), resa possibile anche grazie alla disponibilità di nuovi strumenti informatici e telematici per lo scambio rapido di informazioni. Sulla base di queste considerazioni si può comprendere che sono mature le condizioni per una riflessione sulla medicina territoriale e le sue implicazioni con l’attuale assetto organizzativo della sanità italiana e la domanda di salute della nostra popolazione lombarda.

 

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